Di cui accennerò in un post nel prossimo futuro che gronderà veleno, mi sono azzardata ad aggiornare wordpress manualmente e ho creato un mostro, non finisco più di risolvere errori. Ultima ciliegina, mi è sparita la funzione “Pubblica”, se non nel riquadro QuickPress per i post veloci. A risentirci.
Perle da un altro mondo, quello del lavaggio stellare.
Mamma(I): Come si chiama quel film famoso… STAR WASH?
Mamma(II): Uh, guarda, c’è il film del dottor Jeckyll e HEIDI!
Babbo(A volte ritornano): Ma che hai noleggiato da Blockbuster? Star WASH?
Per concludere in bellezza ne incollo un’altra dal vecchio blog, giusto per non dimenticare certi momenti.
Mamma(ehssì): Ma come si chiama quel film sul topo? RATATAPLAN? No, com’era… RATATAPLOM?
Nota: questo post viene dal vecchio blog di splinder, mi è parso abbastanza interessante per essere salvato.
Non sono un’esperta, ma mi interesso di criptozoologia e adoro leggere articoli e saggi a tema.
In particolare mi sono innamorata a prima lettura (e non era una lettura integrale, ma una versione ridotta per la scuola) di un saggio dello zoologo francese Jean-Jacques Barloy, Animali Misteriosi – Fra Cronaca e Leggenda (Les survivants de l’ombre in francese).
Ho letto anche I Mostri Del Mare di Richard Ellis, che tratta di diversi degli animali marini analizzati in Animali Misteriosi in modo più approfondito e anche più disincantato (c’è una buona dose di ottimismo nel saggio di Barloy), anche se non con lo stesso entusiasmo e stessa chiarezza espositiva di Barloy.
Ellis vuole smitizzare lo sconosciuto, mentre Barloy ci sguazza fra i dinosauri redivivi e le scimmie umanoidi, pur cercando ovviamente di trovare a tutto una spiegazione razionale. Certamente né per Ellis né per Barloy il mostro di Lochness è un castigo divino, ma se il primo punta più sul mucchio di alghe o una foca grassa (o un calamaro), il secondo si orienta più su salamandre e otarie giganti.
Da tenere in conto che Ellis è fissato con i calamari giganti, fanno capolino ogni due paragrafi, e si diverte a prendere in giro Verne.
L’edizione francese di Animali Misteriosi di Jean-Jacques Barloy e quella italiana de I Mostri del Mare di Richard Ellis.
Barloy, oltre alla simpatia e all’ottima esposizione, ha poi il bello di trattare di animali misteriosi sia terrestri che acquatici e di fornire tante ipotesi diverse.
Tranne alcune delle più audaci, si è disposti a credere a una buona fetta delle sue affermazioni. O quanto meno non si può dire che non siano fascinose! Per questo può interessare anche a chi piacciono le stranezze animali oltre ai misteri scientifici.
Fra le teorie più ricorrenti c’è la Megalotaria Longicollis, l’otaria gigante che sarebbe dietro a molti avvistamenti di mostri marini dal lungo collo, poi gli umanoidi dallo Yeti al Bigfoot, i misteriosi gatti giganti britannici, e naturalmente la Bestia dello Gévaudan.
Naturlamente non illudetevi di trovare una copia di uno di questi due saggi in libreria. L’unico modo è su ebay o altri negozi dell’usato online, quello di Barloy si dovrebbe trovare a poco prezzo, dai 6 ai 10 euro, mentre quello di Ellis è corposo e ha dentro delle foto invece dei disegni, e costa intorno ai 20 euro.
Links utili:
Qui un negozio online dove scegliermi un presente procurarsi materiale sulla criptozoologia e il paranormale in generale.
Paragrafo bonus: Avventure postali!
ORA, questa, sembrerà strano, era la parte razionale del post. Quello che segue è avventura se non fantascienza (sì, magari, se non sapessi che è più comune dell’herpes ù_ù).
Ho ordinato la mia cara copia di Animali Misteriosi da un negozio di libri usati di Salerno, dato che qui non si trovava la versione integrale nemmeno in biblioteca.
Dopo dieci giorni che non arriva il pacco chiamo il numero delle poste e mi dicono che il pacco è in giacenza alle poste centrali.
Strano, perché se il corriere fosse passato mentre non c’ero avrei dovuto trovare il biglietto, e invece niente.
Purtroppo, dopo aver macinato non poca strada a piedi (l’ufficio è in centro, in zona pedonale), al deposito il pacco non c’è, nonostante risulti dal computer.
E da qui partono chiamate a destra e a manca, perfino all’ufficio del corriere e al centro di smistamento con tanto di visita, ma niente, fino a che non scrivo un reclamo con tutti i dati e la copia della ricevuta del vaglia, che il negozio mi ha gentilmente scannerizzato.
Dopodiché la situazione peggiora, dato che qualche idiota ha la brillante idea di 1) leggere il reclamo dove è scritto, fra le altre cose, “dal computer il pacco risulta essere in giacenza, ma non si trova in realtà lì”, 2) andare a vedere al computer dove si trova il pacco, 3) chiamarmi per dirmi “Signora, il pacco si trova in giacenza nell’ufficio!”, e via un’altra camminata fino all’ufficio postale, e un altro buco nell’acqua, mentre ormai schiumavo rabbia dal naso.
Leggo l’indirizzo, ovviamente completo. Lo prendo, lo copio-incollo, e alé un altro vaglia.
Stavolta arriva, tutto bello avvolto nella carta da giornale, con all’interno in omaggio un volume usato di algebra della seconda media e una copia di Cronaca Nera.
La risata spanciata è stata d’obbligo, ma complimenti ai servizi postali, siete riusciti ad arrivare a pari merito con l’ATAF in quanto al numero di accidenti che vi ho mandato nel giro di un mese! ^__^
Qui un negozio online dove scegliermi un presente procurarsi materiale sulla criptozoologia e il paranormale.
Triste notizia. Lo staff di One Manga, avvertendo gli utenti con una settimana di anticipo, ha eliminato tutte le scan dal sito, anche quelle di manga e/o capitoli non pubblicati al di fuori dal giappone.
Qui l’ultimo aggiornamento ufficiale, e qui e qui altre informazioni sulla sua chiusura e quella di altri famosi siti di scan a suon di minacce da parte di una coalizione di editori giapponesi e statunitensi.
Mi fanno pena i lettori americani, che per comprare un volume di God Child, quando reperibile (e non ne hanno pochi di problemi di reperibilità per quel che ho potuto vedere, molto peggio che in Italia), devono scucire 8,99 dollari, se sono fortunati. WOW.
Non è il dover spendere i soldi che mi dispiace, anche perché già compro molti dei manga che ho letto su One Manga. Mi dispiace l’irreperibilità dei volumi, la traduzione schifosa, la censura di cui rischio di non accorgermi, come nel caso del primo volume di Ludwig, con la giustificazione arrivata dopo che tutti, ignari, avevano già scucito i soldi (le tavole censurate sono visionabili nel secondo link). Mi dispiace anche aspettare anni per un secondo o terzo volume.
Oh beh, come dice uno dei siti linkati, c’è sempre Bittorrent!
E un grazie allo staff di One Manga per tutti i servizi resi finora.
Fine (si spera) di un piccolo incubo! Avevo raggiunto il momento in cui scrivere un foglio a mano era più veloce di avviare il pc, aprire Word e scriverlo lì.
Ho pulito il disco, ho rimesso in funzione ATFCleaner, ho deframmentato.
Ho anche velocizzato IE, togliendo tutti gli obbrobri aggiuntivi accumulati via via.
Mi rimane solo da spostare un po’ di schifezze sull’hard disk esterno, e sperare che la barca vada e continui ad andare ancora per un bel po’.
E ora, per festeggiare mi merito una death death, devil devil, evil evil song.
Il Duca ha posticipato la chiusura del suo concorso a tema steampunk al 17 ottobre 2010, dopo che Tombolini, CEO di Simplicissimus Bookfarm, ha messo a disposizione un ebook COOL-ER nero per il vincitore.
Qui l’aggiornamento.
La segnalazione è molto tarda, e un po’ inutile visto che il mio blog viene letto regolarmente da due persone, una che non parla italiano e Yami Sanada che già l’ha segnalato sul suo blog, ma non si sa mai.
Il gatto è tutto sommato in condizioni migliori della sottoscritta, che non riesce a scrollarsi di dosso l’apatia e passerebbe le giornate a mangiare schifo precotto, bere coca cola e guardare cartoni animati.
Sarà lo smosciamento post-viaggi, sarà che un po’ merdoso ‘sto periodo lo è davvero, ma non ho voglia di far nulla.
Unica nota positiva, ne approfitto un pochino per leggere. E vedere Billy e Mandy, magari. Uff.
Mind the gap.
Angolino nostalgico.
Per quanto gli inglesi siano persone, ehm, particolari, sento non poco la mancanza di Londra. Certo non tornerei a casa dei signori che mi hanno ospitato, non fosse altro perché avevo le scatole piene di dover chiudere i lucchetti in sequenza e di inseguire i gatti perché non rimanessero chiusi fuori dalla cucina e affamassero. Che non sarebbe stata altro che giustizia divina, dato che noi dovevamo ficcare paté di tonno o di salmone che puzzava di cibo per animali nei panini, mentre loro si abbuffavano di tonno fresco!
Oltre che costosissima, Londra è anche molto nerd ù_ù.
A questo proposito mi sono fatta un intero pomeriggio a tema girandomi le due fumetterie più grandi, Forbidden Planet (due piani enormi *_*) e Gosh (sempre due piani, ma più piccola) e facendomi tutta Charing Cross snasando nelle tante librerie.
Non ho poi comprato molto, anche perché ho fatto la triste scoperta che tre dei libri che cercavo erano pubblicati negli Stati Uniti ma non nel Regno Unito.
Però ho trovato Preludes & Nocturnes della serie di Sandman, così finalmente saprò com’è, The Last Hero di Pratchett e The Gashlycrumb Tinies di Gorey.
Note sul cibo… si dice che a Londra si mangi male. Sì e no… dipende quanto si è disposti a spendere. Nei pub si mangia bene, ma i costi sono alti. Fortunatamente Carol, la nostra ospitante, sapeva cucinare e neanche male. Ora non riesco più a guardare le patate lesse, ma non mi lamento, erano delle buone cene XD
Quando siamo rimaste a Londra la sera ho ripiegato sui sushi bar, lì relativamente economici (un piatto con 7-8 pezzi di sushi veniva sulle 6 sterline, mentre una pizza non la paghi meno di 8,50).
A lavorare sono stata un po’ il muletto di turno, considerando che per 17 giorni su 20 ho solo messo apposto roba sugli scaffali, pulito gli scaffali, pulito la roba, e giusto gli ultimi tre giorni ci hanno messo un’oretta alle casse.
Spero di tornare presto, possibilmente non fuori città, perché i trasporti costano, e con un poco di libertà in più. E spero di rivedere le statue degli elefantini disseminate per tutta Londra! XD
Non ho ancora scritto una cippa di Londra, e mi sa che rimando a domenica quando avrò anche le foto.
Sono un pelo indolenzita dopo concerto dei Rammstein a Verona ieri sera, dove come sempre mi sono ritrovata esattamente al centro sbattuta tipo pinball contro schiene e petti nudi e sudati (sigh), e ho spazzolato un po’ tutta l’ala sinistra del piazzale prima di trovare un posto con buona visuale e tre centimetri di spazio per respirare.
E’ valsa la pena, anche se veramente dovrebbero rivedere sia la scaletta che la durata, cacciare fuori 60 euro e farsi tre ore di pullman per un’ora e venti di concerto è un pelo irritante. Anche perché i rammstein dal vivo danno il meglio di sé!
Fra lanciafiamme e fuochi d’artificio, la scenografia è stata impagabile. L’apice (del LOL) è stato raggiunto con il cannone rosa spara-schiuma in Pussy, con tanto di ritornello personalizzato. “You have a fica, I have a cazzo!”, i tedeschi non mancano mai di imparare un po’ di italiano per ricordo ^_^.
Spero davvero di ribeccarli in una data estera finché gli regge ancora il fisico al caro Till, magari direttamente in Germania, dove almeno ho chi mi ospita (no, non è Lindemann purtroppo).
Un paio di video del concerto, gli unici decenti che ho trovato finora, se ne vengono messi altri li aggiorno:
Pussy (il cannone è a 3:00 X))
Haifisch, o almeno il pezzo in cui “Flake” Lorenz viaggia sul canotto.
Qui foto verso metà pagina.
Edit: Su Metalgermania tutti i video delle canzoni eseguite.
Dopo Gunless credevo di aver fatto il pieno di film beceri quest’anno, invece sono andata a vedere Prince Of Persia con l’Isa, stavolta però con Jake Gyllenhaal come unico obbiettivo.
Gunless è un film canadese così becero che finisce per far ridere solo per la consapevolezza di essere lì a vederlo, di star davvero ascoltando quelle battute, avendo pure pagato il biglietto.
E’ la storia di un cowboy americano che finisce in un villaggio in pieno Nord America, dove i canadesi si beffano della sua aria da duro fuorilegge del Far West, ed è una presa per il kiulo continua mit storia d’amore e gag varie ed eventuali (in particolare hanno tutti una certo talento a impallinarsi le chiappe).
Che dire? E’ canadese. Notate come una delle recensioni citate su wikipedia imputa il cattivo gusto del film al fatto di aver ingaggiato un attore canadese a interpretare un rude yankee. Si commentano da soli X)
Prince Of Persia: Le Sabbie del Tempo è a modo suo altrettanto becero, ma di disneyana produzione e con Jake Gyllenhaal succintamente vestito, che poi è il motivo per il quale io e Isa eravamo in sala.
Da questo lato ovviamente non siamo rimaste deluse <3 anche se Jake si sta pompando un po’ troppo.
Il film segue la scia delle avventure rocambolesche e tragicomiche alla Pirati dei Caraibi, sulla traccia (me neanche troppo, da quello che ho letto) del videogioco, a cui credo di aver giocato una sola volta, al supermercato.
Solo che agli attori (a parte Ben Kinglsey, ma lui di siparietti ironici ne ha pochi) manca l’ironia che avevano un Depp o un Bloom (non nomino la Knightley, perché allora preferisco perfino Tamìna). Anche Gyllenhaal, che a parte il faccino a me come attore piace, non se ne esce troppo bene.
Spezzando una lancia a loro favore, nemmeno la regia e la sceneggiatura erano all’altezza di quelle dei Pirati dei Caraibi (non che poi ne sia una fan sfegatata, ma la considero una trilogia di intrattenimento di tutto rispetto).
Per cui per un buon quarto d’ora di film si potrebbe arrivare a ritenerlo sul livello di serietà di robe tipo Alexander, in cui il succo è sempre mostrare tanti pettorali e casualmente qualche tetta, ma con un sfondo storico-drammatico.
Poi però arriva si arriva allo struzzodromo con la principessa ingaggiata come soubrette estemporanea che distrubuisce bibite, assistiamo al bacio fra l’imprenditore e la struzza, e capisci cosa ti aspetta nella prossima ora e mezza XD
Due perle della Principessa Tamìna:
Perla I: “Se le sabbie del tempo vengono liberate, sarà un ARMAGEDDON!!”
Perla II, rivolta allo sceicco Amar alias il povero Molina nei panni di un altro mentecatto: “Aiutaci, e avrai tutto l’oro che c’è nel tempio ESENTASSE!!”
Perla dalle papere alla fine di Gunless:
Il cowboy è appoggiato al cavallo e parla alla bella.
“Perché io sono un uomo…”
Il cavallo caga. Gli attori tentano di rimanere seri, e il cowboy mantiene la voce grave.
“… e lui è un cavallo. Mangia da quella parte, caga da quest’altra. Io sono un uomo, ho una pistola. Cago anch’io, ma in un altro modo!”

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